Salta al contenuto
IT

Castello Vicchiomaggio, torre e villa sopra la Greve

A Greve in Chianti Vicchiomaggio unisce impianto medievale, villa del Cinquecento, giardino all’italiana e tenuta agricola su un crinale che domina la valle.

Castello Vicchiomaggio occupa un punto preciso del Chianti fiorentino, su un rilievo che guarda la Val di Greve e che spiega da solo la ragione del luogo. Prima ancora di essere villa, ospitalità, cantina, è stato una posizione da presidiare. La sua identità nasce qui, nell’incontro fra pietra, viabilità di crinale, coltivi e controllo del territorio, e continua a leggersi nella forma del complesso, dove l’impronta del castello medievale convive con la riscrittura signorile dell’età moderna.

La presenza più netta resta la torre duecentesca con ballatoio alla sommità. Intorno, il resto dell’antica costruzione è stato trasformato in villa nel corso del Cinquecento e nello stesso periodo ha preso forma anche il giardino all’italiana. Vicchiomaggio si presenta così come un luogo in cui le epoche non si sostituiscono del tutto, ma si stratificano, lasciando visibile la continuità fra funzione difensiva, residenza di campagna e tenuta agricola.

Vicchiomaggio sorge su un poggio quasi avvolto dalla Greve, in posizione dominante lungo la Chiantigiana.

Un nome antico, una presenza longobarda

Vicchiomaggio è ricordato anche come Vico de’ Lombardi, denominazione che rimanda a un’origine longobarda e che tiene nel nome una memoria più resistente di molte trasformazioni architettoniche. La località è documentata già nell’Alto Medioevo e appartiene da secoli alla geografia storica della Val di Greve, in una zona dove castelli, pievi, poderi e strade hanno costruito una trama fitta di presenze.

Il secondo elemento del toponimo, Maggio, è legato da tradizione locale al Calendimaggio. Anche senza forzare questa lettura in una certezza assoluta, il nome conserva una cadenza doppia, da una parte il nucleo fortificato, dall’altra un’eco stagionale e comunitaria, quasi a riassumere il carattere del luogo, insieme presidio e campagna abitata.

Risiede sopra un poggetto contornato da tre lati dalla fiumana della Greve, mentre dalla parte di grecale passa la strada provinciale Chiantigiana, presso al bivio di quella che viene da S. Martino a Strada.Emanuele Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, voce VICCHIO MAGGIO

La torre e la villa

Della costruzione più antica resta soprattutto l’alta torre duecentesca, che ancora oggi ordina lo sguardo e dà misura all’intero complesso. Non è un dettaglio marginale, perché in quella verticalità si legge la logica originaria di Vicchiomaggio, nato in una posizione dominante, adatta a sorvegliare la valle e i percorsi che la attraversavano.

Il passaggio successivo è quello della trasformazione in villa, compiuta nel Cinquecento. Non si tratta di un semplice ampliamento, ma di un cambio di linguaggio. Alla severità del castello si affianca una misura residenziale più composta, leggibile anche nel giardino all’italiana, che introduce ordine geometrico accanto alle murature più antiche. La pietra difensiva non scompare, ma viene reinterpretata in una forma di abitare diversa, più stabile e rappresentativa.

Un castello dentro la storia del Chianti

Nel Medioevo Vicchiomaggio ebbe un ruolo strategico nella difesa fiorentina durante i conflitti con Siena. La sua posizione lo inseriva in un sistema di luoghi che non vivevano isolati, ma in relazione continua con pievi, castelli, strade e terre coltivate. Per questo, anche oggi, il castello non appare come un episodio staccato dal paesaggio, ma come una delle sue strutture portanti.

Guardarlo da vicino significa riconoscere questa appartenenza. La torre, la collocazione sul poggio, i resti delle mura e l’apertura sulla valle raccontano un’epoca in cui il territorio era letto in termini di accessi, distanze e difesa. Più tardi la funzione cambia, ma non si interrompe il rapporto con la collina, che continua a determinare il senso del luogo.

Famiglie e continuità

Nel corso dei secoli Vicchiomaggio appartenne a famiglie di rilievo, tra cui i Buondelmonti e gli Scolari. La sua storia rientra così in quella delle grandi proprietà del contado fiorentino, dove potere, terra e dimora erano parti della stessa realtà. La trasformazione cinquecentesca si comprende meglio proprio in questa prospettiva, come il passaggio da castello di controllo a residenza agricola di rappresentanza.

In tempi più vicini il complesso è entrato nella storia della famiglia Matta, che lo possiede dalla seconda metà del Novecento. Da allora la tenuta ha ripreso a tenere insieme architettura, vigneti e accoglienza, senza separare la dimensione agricola da quella storica. Qui il presente non cancella il passato, lo continua in una forma diversa, affidata al lavoro della campagna e alla cura degli edifici.

Vigne, olivi, ospitalità

Oggi Vicchiomaggio è anche una tenuta vitivinicola del Chianti Classico, e questa dimensione non è un’aggiunta esterna al castello, ma una prosecuzione della sua storia. Attorno al complesso la collina alterna filari, oliveti e macchie boscate, componendo un paesaggio che non fa da sfondo, ma partecipa direttamente alla sua identità.

Nel Quattrocento il castello appartenne agli Scolari, che vi lasciarono uno stemma lapideo ancora visibile.

La degustazione, la sosta, l’ospitalità nelle strutture della tenuta acquistano senso proprio perché si inseriscono in questa lunga continuità. Il castello medievale, la villa rinascimentale, il giardino e la produzione agricola non vivono uno accanto all’altro come capitoli separati. Si sostengono a vicenda, e restituiscono l’idea di un luogo che ha cambiato funzione più volte senza perdere il legame con il proprio crinale.

Presenze tramandate

Attorno a Vicchiomaggio sopravvivono anche memorie affidate alla tradizione, tra cui il soggiorno di Leonardo da Vinci e quello di Francesco Redi. Sono ricordi che fanno parte del racconto del luogo e che aggiungono una seconda scena, più domestica della prima, fatta non di sorveglianza ma di stanze abitate, studio, conversazione, permanenza.

È una continuità coerente con la forma stessa del complesso. Là dove un tempo contava soprattutto la vista sulla valle, più tardi ha contato anche la possibilità di fermarsi, abitare, coltivare. Vicchiomaggio resta in equilibrio fra queste due nature, e forse è proprio questo a renderlo così riconoscibile nel sistema storico di Greve in Chianti.

Una figura netta sopra Greve

Dentro il territorio comunale di Greve in Chianti, Vicchiomaggio mantiene una fisionomia precisa. Il capoluogo, le pievi, le altre alture abitate e i castelli vicini formano il contesto, ma qui il centro della scena rimane un complesso che riassume in sé più stagioni della storia chiantigiana. La torre dice ancora la funzione originaria, la villa racconta il mutare dell’abitare, le vigne spiegano la continuità economica della collina.

Alla fine, ciò che resta impresso non è un singolo dettaglio, ma la coerenza dell’insieme. Vicchiomaggio continua a parlare con la sua posizione, con la pietra, con il disegno del giardino e con la campagna che lo circonda. Sopra la Val di Greve, il castello conserva ancora il primo gesto che lo ha generato, stare in alto e misurare il territorio, mentre tutto il resto gli si è disposto attorno nel corso dei secoli.